I giorni di vacanza sono stati una pioggia estiva, sono iniziati in montagna e hanno spazzato via il caldo, che assieme alla pesantezza ha plasmato di pessimismo i miei pensieri nei mei scorsi.
Il tempo libero quassù può essere lama che ferisce o occasione di introspezione. L’anno scorso entravo in una grotta e ne uscivo, convinta di dover scappare dall’insoddisfazione. Quest’anno sono entrata di nuovo in una grotta e ho affilato una penna, come fa il mio gatto con le sue unghie, mentre, finalmente lontano dal caldo, riprende possesso del divano e delle sue abitudini.
Assieme, sotto la tettoia, guardiamo uno scarafaggio rivoltato a pancia in su, che non riesce a girarsi, e capiamo come mai Kafka abbia scelto questo animale per rappresentare l’umana condizione. Vorrei potesse vedere almeno l’ombra sulle montagne cambiare a rapidità impressionante e prendere ispirazione dalla velocità delle nuvole, per ritornare sulle sue zampe.
C’è una rampa all’ingresso di casa, sopra i tre scalini che di anno in anno sono diventati sempre più difficili da fare. Segna il confine fra il prima e il dopo, fra quello che potevo fare e quello che posso fare di meno. E se la testa va troppo in là, dove mi sembra di non poter fare più niente, prendo esempio dalla nebbia, che dopo un giorno di pioggia invade la sera e nega la visuale oltre lo sguardo più prossimo.
Lo sciacquone del bagno, certe mattine, sembra voler risucchiare anche me, i pensieri si intensificano e risuonano in uno spazio piccolo. Capisco perché a Roma lascio sempre una porta aperta (oltre che per Gigi) e il telefono a riprodurre musica o audiolibri.
Dopo una settimana di fresco ecco di nuovo Roma, con l’umidità che inghiotte e risputa in un’altra dimensione, dove il respiro si fa affannoso e la voglia di far nulla trova giustificazione e zero sensi di colpa. La notte lascio a Gigi la finestra aperta sul balcone, a lui evidentemente l’umidità non spaventa. Glielo devo, dopo che come fosse un pacco è stato prima a godere di un giardino montano e poi riportato a casa, dove fra poco trascorrerà quattro giorni senza di me.
L’estate è il mare dove ho sempre nuotato. La città che dà sulla spiaggia, dove mio padre è nato e che ha impresso con l’odore di salsedine tanti ricordi. Il mio passato incontra il presente, perché qui c’è la mia infanzia ma anche un’amicizia regalata dagli anni dell’università. E quest’anno sono di nuovo qui, a guardare al futuro grazie al mio passato e al mio presente fusi assieme.
Nelle gallerie in autostrada, mentre sono in viaggio, non ci sono specchi, finestre o quadri da guardare. Quando ci entro, soprattutto in quella lunga del Gran Sasso, che per me sarà sempre il mistero che mi riporta bambina, il buio diventa uno specchio e il tempo una spazzola con cui potermi aggiustare i capelli. E tenermi pronta a non so che.
I luoghi del cuore sono come un qualcosa che non uso più ma che posso riciclare.
Sono una storia che si conserva, ma che ha anche qualcosa di nuovo da raccontare.
Vite che cambiano, che tornano in modo sempre originale, anche quando sembrano non tornare. Trasformazioni del paesaggio.
Al posto di case ci sono palazzi, che fermano la vista ma non l’immaginazione e la memoria, che, anzi, si sbizzarriscono ancora di più. “Qui una volta non c’erano che quattro casette”; così parte il racconto.
I luoghi del cuore sono come un oggetto che pensi di dover buttare, ma che appena scopri che c’è la possibilità di riciclarlo fai attenzione che vada nel giusto posto, così che un giorno possa diventare la storia di qualcun altro.
In questo luogo del cuore, quest’estate mi sono riappacificata anche con il mare.
Che ora riesco a godermi, di nuovo, grazie alla sedia job per entrare e gioire dell’acqua. Mi sono scoperta ignorante facendo le parole crociate, ma quello che ancora devo scoprire e imparare non mi umilia, anzi mi alleggerisce.
Un po’ di fatica a ritorno può annullare in breve il relax, ma non i giorni di vacanza e i ricordi accumulati . Un po’ di pioggia ad accogliermi nella ripartenza romana può lavare un vetro sporco ma non pulirlo. La luce del sole si andrà sempre a incanalare nelle sue impurità.