Cenni alla trama:
Francis, Charles, Camilla, Henry e Bunny. Sono studenti all’Hampden College, nel New England.
Fanno parte della classe di studi classici del professor Julian. Un gruppo ristretto, elitario.
Richard, che a loro si unisce, pur proveniente da una famiglia meno abbiente rispetto a quella dei suoi compagni e sentendosi quindi sempre un “in più” rispetto a loro, racconta la vicenda in prima persona.
L’amore, l’immedesimarsi con il mondo classico, la sregolatezza portano questi giovani studenti a degli eventi cruciali, dai quali non potranno redimersi, ma solo sperare che le loro azioni rimangano all’oscuro.
La scrittura:
In un mondo in cui tutto va veloce, in cui conta più quanto produci che la qualità di quello che produci, ci sono ancora autori che impiegano numerosi anni per completare le loro opere.
Donna Tartt è decisamente fra questi.
Scrive ovunque, ma lo fa lentamente. Andare veloce non le piace, non ci trova gusto.
Con una precisone che è frutto di tempo e pratica, come uno scultore con lo scalpello, lei sceglie le parole per descrivere luoghi che si sposano perfettamente con gli stati d’animo dei personaggi. Per The Secret History (Dio di illusioni), suo esordio letterario edito nel 1991, ha lavorato tutti i giorni per otto anni, costruendo una storia che ruota attorno ad un unico potente avvenimento, per di più svelato fin dall’inizio dell’opera.[1]
Come si costruisce un romanzo così corposo, di più di 600 pagine, basato su un unico evento?
Inscenando ciò che si conosce alla perfezione. L’esperienza universitaria, così come la conoscenza del greco di Tartt plasmano l’intero romanzo.
I personaggi, filtrati dalla voce narrante del ventiseienne Richard, che racconta la sua esperienza a posteriori, si muovono in una rete di dettagli che li rendono vivi ben oltre la pagina bianca e la chiusura del libro. Probabilmente Dio di illusioni è un libro da leggere e rileggere, per poterlo comprendere sempre più a pieno.
Un’attività, la rilettura, che Tartt stessa ama compiere.
Potrebbe essere definito un Mistery Murder, anche se noi sappiamo il nome della vittima e intuiamo i colpevoli sin dalla prima pagina.
C’è suspense nonostante questo?
Direi di si. Ci sono momenti che si trasformano già in ricordi, anche quando si stanno ancora vivendo.
Sia le cose troppo belle per essere vere, sia quelle orribili dalle quali ci si vuole distaccare vengono raccontate con il filtro della memoria che muta il vissuto e rende tutto, forse, più sopportabile.
Il fascino dello smettere di essere se stessi, sia pure per un breve attimo, è davvero grande
Qualsiasi azione, nella pienezza del tempo, sprofonda nel nulla
Le similitudini con Rockaway Beach di Jill Eisenstadt
Rockaway Beach, Jill Eisenstadt, ha molti punti in comune con The Secret History.
Racconta l’insoddisfazione, gli eccessi e il senso di inadeguatezza di un gruppo di giovani che vive sulle coste di New York.
Come Tartt, che dedica il suo romanzo d’esordio a Bret Easton Ellis, anche Eisenstadt si sente legata a Ellis e lo cita nei ringraziamenti. [2]
Pubblicato per la prima volta nel 1987, Rockaway Beach racconta la vita di quattro ragazzi nell’arco di tempo che va da un’estate a un’altra.
Il romanzo è ambientato sulla costa newyorkese, in questa striscia di terra chiamata Rockaway Beach, che sembra essere viva solo d’estate, o meglio, sembra illudere che non sia un posto noioso solo d’estate.
Come i personaggi di Tartt sono giovani che all’apparenza sono sicuri di sé, ma che faticano a trovare il loro posto nel mondo.
Si sentono attanagliati da un senso di inadeguatezza, che li porta a dedicarsi a passatempi che sembrano riportarli indietro a un’umanità non civilizzata.
L’attività che va per la maggiore è quella del guarda spiaggia, e si ha l’usanza del fusto della morte: quando un bagnino non riesce a salvare un bagnante in pericolo deve offrire da bere ai colleghi e permettere loro di maltrattarlo finché vogliono.
Cose così sono all’ordine del giorno nella cara, spietata Rockaway Beach
Questo senso di inadeguatezza segue anche chi di loro, ad esempio, riesce ad allontanarsi da Rockaway, come Alex, che si sente un pesce fuor d’acqua anche all’università, personaggio speculare a Richard di Donna in The secret history.
L’estate in città puzza di cibo per gatti andato a male
La noia è talmente intensa che persino accendere barbecue diventa divertente
[1]Un’interessante intervista sulla scrittura di The Secret History: https://www.youtube.com/watch?v=7oo-wNuP9tU
[2] Donna Tartt frequentò Bennington College, nel Vermont, che molto le ispirò la scrittura di The Secret History. Lo stesso college fu frequentato da Bret Easton Ellis e Jill Eisenstadt. Entrambe le scrittrici citano Ellis nella dedica e nei ringraziamenti ai loro romanzi, come incoraggiamento e fonte di ispirazione. Non a caso, tutti e tre gli scrittori furono spesso inquadrati nel Literary Brat Pack, un termine nato in ambito giornalistico, in seguito all’omonimo gruppo di attori, The Hollywood Brat Pack, che poneva l’accento sulla giovinezza e il successo di questi autori, che con un linguaggio minimalista raccontavano gli eccessi, la ricerca del piacere e il senso di inadeguatezza della gioventù. Per saperne di più: