Diario di una Brocca: Patente

Diario di una Brocca: Patente

Mattina, pomeriggio, sera. Se la terra gira e io seguo la sua rotazione arrancando, sto facendo uno sforzo inutile?

“Così giovane, già sulla sedia a rotelle?”

Come fosse un impedimento, la sedia a rotelle e non un ausilio alla mobilità. Inoltre, non sono più nemmeno tanto giovane, ma quello è un altro discorso.

E comunque oltre alla sedia a rotelle ho anche una macchina.

“Guidi ancora?”

Decisamente sì, anche se il rinnovo della patente per me non è una passeggiata.

Guido a Roma, città che ti dimentichi sappia togliere il fiato, finché non la osservi dall’alto un venerdì sera, stanca ma felice, dalla vetrata delle Scuderie del Quirinale.

Chi vive a Roma sa: guidare in questa città è un’impresa.

Sai quando parti ma non sai quando arrivi. E questa è una verità che vale a qualsiasi ora del giorno.

Potresti metterci un’ora anche solo per arrivare dietro casa, figuriamoci dall’altra parte della città (ipotesi che noi romani prendiamo in considerazione solo se strettamente necessario).

La mia storia con la patente non inizia nella mia città caotica, bensì in Toscana, a Firenze. Ancor prima di prenderla, la patente. Prima delle lezioni di pratica, del foglio rosa, prima del test della teoria e di segnarmi a scuola guida.

Avevo bisogno di un simulatore, per verificare quali adattamenti avrebbe dovuto avere la macchina che avrei guidato, e i cui codici sarebbero andati sulla patente.

La prassi per la patente BS, ossia la patente per le persone con disabilità motoria e/o sensoriale, con rinnovi più cadenzati ed eventuali adeguamenti al veicolo.

A Roma, quando servì a me, questa soluzione non era disponibile, a Firenze invece sì.

Ricordo quei giorni, poco dopo l’inizio dell’anno. La città avvolta dal primo freddo invernale e dalle luci delle festività natalizie. L’Arno a incorniciava Ponte Vecchio e faceva capolino da una finestra degli Uffizi. Un fiume testimone di bellezza, proprio come lo è il Tevere per Roma.

Quando hai diciott’anni tutto è sorpresa e meraviglia, poco spaventa.

A me non importava, assentarmi da Roma per fare una simulazione di guida. Ricordo la prova al simulatore, i test per misurare la mia capacità di gestire un volante, il cambio e i freni.

La prova in macchina su pista, su un Fiat Panda blu (ancora non sapevo che poi per anni una Panda rossa sarebbe stata la mia compagna di avventura). Ricordo tutto come un gioco.

Devo dire che questa attitudine alla leggerezza la mantengo anche adesso, che di anni ne ho più del doppio. Anche se avverto maggiormente la stanchezza e le prove mi spaventano sempre un po’ di più.

Il responso della simulazione fatta a Firenze fu che io potessi guidare una macchina dotata di cambio automatico e servosterzo. Nonostante la debolezza agli arti inferiori so gestire bene i freni e il cambio automatico è un’agevolazione per la debolezza agli arti inferiori.

Con questi adattamenti ho fatto la mia pratica con foglio rosa e ho preso la patente. Sia l’esame teorico che quello pratico sono ad hoc per la patente BS.

Uno dei ricordi indelebili di quel periodo è la teoria superata subito e la pratica al secondo tentativo, con tante lacrime da parte mia al primo fallimento.

L’insegnante della scuola guida mi disse di non prendermela e di tirarmi su, che quello era solo uno dei tanti piccoli fallimenti superabili della vita.

All’epoca lo trovai un tentativo poco riuscito di consolarmi. Oggi ammetto che aveva profondamente ragione.

Per il rinnovo della patente BS bisogna rivolgersi a una commissione medica locale. E qui viene la parte più rognosa di tutto il mio racconto.

Primo perché, per una patologia progressiva come la Fshd, che è una distrofia muscolare, il rinnovo avviene ogni due o tre anni. Ho perso il conto di quanti ne abbia fatti finora.

Secondo perché, nonostante mi presenti con test di guida, certificato medico del neurologo che mi ha in cura attestante la mia idoneità alla guida, nonostante io continui a guidare senza problemi con cambio automatico e servosterzo, capita che in commissione medica non si fidino, nel vedere debolezza motoria, e allora possano decidere di darti adattamenti alla vettura (che comporterebbero spese in più e tempo senza poter guidare) o addirittura ritirare la patente.

Come se noi non sapessimo riconoscere se siamo effettivamente in grado di guidare e peggio ancora non lo sapessero chi ci ha fatto fare la simulazione di guida o il nostro neurologo. E fossimo dei criminali pronti a ledere la sicurezza nostra e degli altri.

Di storie di commissioni mediche ingiuste e superficiali ne ho sentite a bizzeffe, per questo per me ogni rinnovo porta con sé una certa dose d’ansia. Mi è capitato di sentirmi proporre di mettere la targa della mia auto sulla patente, perché a detta della persona sapiente della commissione che ha elaborato questa considerazione, la mia debolezza alle gambe non rendeva per me possibile la guida di macchine da corsa. Come avrà fatto a indovinare che nel tempo libero guido Ferrari su pista di gara automobilistica proprio non saprei. Alla mia domanda sul cosa sarebbe successo se avessi cambiato macchina prima del rinnovo, avendo la targa della vecchia sulla patente ha risposto: “In quel caso vieni a fare prima il rinnovo”.

Prima di due anni? Non è già un tempo piccolo?

Per fortuna quel giorno, in commissione, c’era anche qualcuno più assennato di questo genio del male e, al rinnovo, sulla nuova patente non è stata apposta nessuna targa automobilistica.

Ma capite l’ansia che sale, quando il rinnovo si avvicina. Assieme alla speranza di incontrare una commissione assennata.

La macchina rimane comunque per me sinonimo di libertà, anche oggi che ci carico pure la sedia a rotelle e che maledico il traffico romano sempre di più. Il panorama del centro e un audiolibro rallentano lo stress. Anche se il ricordo più bello rimane sempre quello di quando guidavo per andare all’università.

 

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