Diario di una Brocca: La costruzione di un castello

Tra dieta e allenamento.
Diario di una Brocca: La costruzione di un castello

Penso sempre che la mia vita sia la costruzione di un castello.

In mente ho anche uno specchio d’acqua a circondarlo e un ponte levatoio da abbassare solo quando sono certa non ci sia nemico all’orizzonte.

Pietra dopo pietra arriverò a un’opera completa. Penso.

La verità è che la mia vita è più simile a un castello di carte, che viene giù in attimo. Ci pensavo ieri, davanti ad un panino preso a un fast food, con la mia testa ferma su un’unica domanda:

Ma non sei a dieta?

Sí, in teoria, ma pure in pratica dai, mica può essere sempre tutto bianco o nero.

Ma facciamo un passo indietro.

Si dice che tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare.

Dopo essere tornata dal Criams, Centro di medicina dello sport di Voghera, passata qualche settimana ho ricevuto il mio piano di allenamento e la mia dieta.

Per stare meglio, cercando di mantenere una stabilità a livello muscolare, in funzione della progressione della Fshd. Ho impostato una routine di esercizi che ho iniziato sin da subito a non mantenere.

L’integratore assegnatomi, preso in due bustine al dì, anziché una come stavo precedentemente facendo, mi ha provocato diversi giorni di diarrea. Per un po’ è diventato un film horror visto sola, al buio.

La dieta, quando è arrivata, mi è sembrata una condanna più che un aiuto.

Insomma, non un inizio scoppiettante.

Al supermercato ho preso comunque parte delle cose previste dalla dieta.

Intanto inizio, poi aggiusterò il tiro. Mi sono detta.

In piena estate,  mentre il rumore dell’aria condizionata si confondeva con quello di un aereo in lontananza, ho pensato che nella dieta ci fosse troppo cibo, soprattutto visto il caldo che stava facendo e la poca voglia di fare grandi mangiate. I mille dubbi che avevo sono stati sciolti solo quando la dietista è tornata ferie.

Nel mentre ho affettato sottilette poco collaborative su crackers all’acqua, predisponendole malamente per lo spuntino di metà mattina.

Ho ripreso a fare pasti completi: carboidrati, proteine e verdura, trasformando i miei pranzi e cene già lenti in ere geologiche.

Con gli esercizi fisici va che do sempre il mio meglio nel ritardare. Come ogni attività che svolgo non cadenzata da appuntamenti fissi, impostare una routine non è stato semplice, soprattutto avendo iniziato in estate, quando il proliferare delle scuse è pari alle gocce di sudore sul corpo sotto il sole di mezzogiorno. Ma sul tavolo c’è un cicloergometro a cui Gigi fa la guardia e una nuova fascia elastica color azzurro mare sventola attaccata alla finestra all’aria di settembre. E fare qualcosa per me stessa distende senz’altro la mia ansia.

Vorrei dire a Meta, che evidentemente mi ha spiata mentre acquistavo il necessario per l’allenamento, che mi avvalgo di pesetti da mezzo kilo e di un cicloergometro pensato per persone con ridotta mobilità, quindi è inutile che continua a propinarmi video e profili di personal trainer che suggeriscono esercizi per tonificare questo e quell’altro arto: non sono evidentemente io la destinataria di tali contenuti.

Dopo un numero esagerato di giorni estivi in cui il futuro mi è sembrato incollato all’asfalto bollente di una via deserta, posso serenamente dire che l’autunno rimane ancora la mia stagione preferita.

Lo cerco nelle pieghe della città, quelle dove si nascondono i gesti semplici, come un cameriere che sparecchia i tavoli di un’osteria e volta lo sguardo sulla strada, un gruppo di ragazzi che passeggia all’altezza dell’orto botanico chiuso o una famiglia che trasporta rotoloni di carta con chissà quale intento.

Ho sognato una notte di fine estate ed ora che, come questa gente che osservo, guardo anche lei dal finestrino della mia auto, credo che l’autunno mi regali maggior libertà di espressione più di ogni altra stagione.

Mi rendo conto, da quando ho iniziato questa dieta, che praticamente tutte le mie attività sono legate in qualche modo al cibo, alla cucina.

Cene, aperitivi, pranzi, con ovviamente tutto ciò che non posso mangiare.

Quindi l’alternativa è o ridimensionare la mia attività sociale, che a quanto pare è decisamente monotematica, oppure ogni tanto fare uno strappo alla regola.

Ci pensavo ieri, davanti ad un panino preso a un fast food, con la mia testa ferma su un’unica domanda:

Ma non sei a dieta?

Sí, in teoria, ma pure in pratica dai, mica può essere sempre tutto bianco o nero.

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