Diario di una Brocca: Credibilità
Ci rifletto spesso, su come descrivere una vita che sia credibile. A come spiegare che non c’è mai una sola situazione a definire la mia esistenza (come immagino quella di chiunque), ma moltissime situazioni messe assieme. Ci penso guardando una minuscola pasticca di Eutirox, il farmaco che prendo da quando metà tiroide mi ha lasciata, scivolare sotto il letto, tra i miei mille imprechi. Osservando un altro brufolo uscito sul viso nonostante l’adolescenza l’abbia passata già da un po’, anche se le macchie sulla pelle si ostinano a dire che ho ancora quindici anni (beate loro che lo credono, oserei dire). Oppure mentre invano cerco di aggiustare i miei capelli e quelli continuano a essere senza senso, mentre ragiono sull’ennesimo pagamento da ricordare (consapevole di avere una pessima memoria) e su tutte le mie piccole crisi che nulla hanno a che vedere con la mia disabilità.
Ci ho messo un po’ a dare credibilità a tutte le mie paranoie a cui non davo spazio perché “che fai, aggiungi preoccupazioni inesistenti a tutte quelle che già hai?” Eppure, è liberatorio, ammettere che un brufolo sulla faccia spesso mi preoccupa più della Fshd.
E vorrei tanto dare più adito a queste preoccupazioni, basterebbe che fuori mi venisse incontro un ambiente accessibile.
Invece l’accessibilità è un problema che mi impedisce di lagnarmi a dovere dei miei capelli fuori posto o della mia memoria ballerina, o dell’ennesima bolla che forse forse avrei evitato mangiando meno cioccolata.
Mi tocca ancora meravigliarmi quando trovo qualcosa di accessibile, invece di considerarlo una normalità.
Mi è capitato di prenotare un albergo per il prossimo Salone internazionale del Libro di Torino. L’ho fatto forse in anticipo, nonostante io non sia una persona che ragiona per tempo o prevede. Ma conoscendo l’affluenza che c’è a Torino nei giorni del Salone, volevo assicurarmi una soluzione comoda, centrale e soprattutto accessibile. Il motivo principale di fare tutto anticipatamente è questo: trovare soluzioni accessibili. Mi sono meravigliata, trovando un albergo totalmente accessibile e che lo affermava già dal sito, riconoscendo l’accessibilità come centrale nell’attività.
Ho recentemente scoperto che Decathlon ha i camerini accessibili in sedia a rotelle. Ma non accessibili per finta, che poi entri e qualche intoppo lo trovi. Sono spaziosi, con maniglie per appoggiarsi, una seduta ulteriore, uno specchio bello grande, nessun intoppo all’ingresso. Mi sono meravigliata?! Sì! Perché di barriere architettoniche, conclamate o meno, ne incontro ancora troppe.
Queste ultime due esperienze raccontate, l’accessibilità dell’hotel prenotato e dei camerini di Decathlon, cos’hanno a che vedere con la credibilità?
Semplicemente rendono il mondo più credibile e danno più verosimiglianza a noi che lo popoliamo. Inoltre alleggeriscono me dalle preoccupazioni, dandomi modo di dare più plausibilità e spazio a tutto ciò che è al di fuori della mia patologia, che è davvero tanta, tanta vita che spesso trascuro.