Autunno e tempo per leggere

Autunno e tempo per leggere

Di nuovo il caffè d’orzo caldo al mattino. L’aria, fresca, non minaccia più caldo e il gatto torna sul divano e nella cuccia. Sale sul letto ancor prima di me alla sera e scende mentre prendo sonno, correndo nella casa buia.

Autunno è programmare anche per me che odio i sentieri già tracciati, ma l’idea che su quei sentieri ci sia qualche foglia secca rende tutto meno pesante. Quest’estate, ma sembra un’epoca fa, con fatica e con sudore provavo a indossare una maglietta di un outfit programmato a metà. Nel senso che era tutto scelto, ma una cosa non l’avevo ancora mai provata. La maglietta, appunto. Se quando andavo in ufficio cinque giorni a settimana programmavo tutto nei minimi dettagli, ci sarà stato un motivo. Da quando anche lo smartworking si sposa alle mie giornate, programmare spesso mi sembra superfluo, eppure è così vitale. Perché molti gesti lenti o compiuti a fatica trovino il loro tempo e spazio. E d’autunno pianificare è come riscoprire il piacere di una tisana calda.

Le case hanno infiniti ambienti, tanti quante le necessità di chi ci vive. Nella mia questo non avviene in senso fisico, ma in senso figurato. Il salone, ad esempio, è luogo del relax, biblioteca, ufficio, luogo di scrittura sotto una luce soffusa regolata da Alexa, e ultimamente anche palestra. Lo ha capito anche quello spione di Internet, che mi propone pesi, attrezzature e profili di personal trainer che mostrano esercizi rassodanti. Ma non ha visto che i miei pesetti sono di appena mezzo kilo, che l’elastico è quello per principianti e che c’è un cicloergometro per persone con ridotta mobilità?

Comunque, anche la scrivania non scherza, nell’accozzaglia di cose sopra di essa, compreso un gatto. In questi ambienti che sono uno eppure, sanno mutare a seconda della necessità del momento, un po’ come io riesco ad adattarmi a me stessa apparentemente sola ma mai realmente sola, ora è ottobre. Le mie mani sono screpolate, non so se per il caldo passato o il freddo in arrivo, e l’aria del giorno va finalmente alleggerendosi mentre giunge la sera.

L’autunno mette a rischio la mia attenzione e dedizione per i libri e la scrittura. Le ferie sono un tempo sospeso in cui tutto assume maggiore semplicità, anche decidere di dedicare un’intera giornata alla lettura. Quest’illusione porta a pensare che, con il ripartire degli impegni usuali, io possa smettere di proteggere, trovare e ritagliare il tempo per la lettura. Ma gli impegni, la stanchezza e le scuse per non concentrarsi su un libro sono più forti di questa illusione.

Leggere era sempre stata una passione, ma da quando in qua una vita si fondava esclusivamente sulle passioni?

Leggere è come recuperare l’attenzione su me stessa, spesso mi ferisce perché mi rimette a contatto con una me che vedo poco, o non quanto vorrei. Negli ultimi anni le preoccupazioni mi distraggono molto dalla lettura, così come tante altre cose che non hanno lo stesso valore di una preoccupazione, ma che ugualmente mi tolgono energie.

Inizialmente con L’Attraversaspecchi, la saga fantasy di Christelle Dabos, ad esempio, ho fatto molta fatica. Poi mi ci sono messa con più calma e concentrazione. Ho capito che sicuramente è nelle mie corde e che spesso a separarmi dalla lettura non è il libro in sé, ma tutto ciò che c’è al di fuori di esso.

I Personaggi sono realistici: A volte un fantasy può rappresentare benissimo la realtà. L’apparenza dietro cui si cela la menzogna, ciò che vediamo e che ci sembra affidabile è spesso un miraggio.

Qui la cattiveria si finge innocente e l’immortale è preda dei bisogni terreni.

I potenti sono corrotti e succubi dei propri capricci. Le apparenze contano più della sostanza.

Il primo libro, Fidanzati dell’inverno, mi ha accompagnata durante le ferie. Nonostante la frase sul il suo retro di copertina (Non cercare per nessun motivo di distruggere questo Libro), è stato prima in una borsa dove c’era una bottiglia d’acqua lasciata semi aperta e poi è stato assaggiato da un barboncino.

È una consolazione quando ritrovo nei libri persone che più o meno volontariamente mi hanno ferita, perfettamente dipinte in personaggi immaginari eppure reali, tanto che potrei sostituirne i nomi e ritrovarmele lì, nero su bianco, per finalmente lasciarle andare semplicemente girando la pagina. Leggendo anche “Gli scomparsi di Chiardiluna”, il secondo volume di L’Attraversaspecchi , la sensazione, come con il primo, è proprio questa. 

 Sapeva che le sue belle maniere erano una facciata che si incrinava alla prima contrarietà

Il momento in cui leggi, sai che nelle righe successive succederà qualcosa di importante e vorresti arrivare subito al dunque ma sai che rovineresti il piacere della lettura. Questo è un brivido che solo quando si rincorre con ostinazione un momento per leggere si prova. Si cerca nei ritagli di un tempo che sembra sfuggire. Nella sera stanca, sotto quella coperta che preserva da un freddo che non mi aspettavo tornasse così presto. Anche in quei dieci minuti sottratti al cellulare. Anche se le braccia non tengono più un libro in qualsiasi posizione desiderata, come un tempo, e più mi ostino più loro si indolenziscono. 

Come il mio salone che è mille ambienti ma tutti con il loro spazio. Come la scrivania disordinata dove un gatto trova il suo ordine. La lettura mette in risalto il mio essere fatta di strati sparpagliati, senza cercare di rimetterli assieme. Perché io possa affrontarmi così come sono. 

Attraversare gli specchi significa affrontare se stessi. Quelli che hanno un velo sulla faccia, che mentono a se stessi o che si vedono migliori di quello che sono non ce la faranno mai

 

Un articolo per chi, come me, fatica a trovare il tempo e le energie per leggere:

Come trovare il tempo per leggere – Oliver Burkeman – Internazionale

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