Diario di una Brocca: Cadute
Ci sono cadute e cadute. La maggior parte di queste fa vergognare la brocca. Sminuiscono, ai suoi occhi tutto ciò che è e che fa.
Sono un libro da cui svaniscono i caratteri stampati.
Altre cadute, invece, la restituiscono a sé stessa, dandole forma e consistenza. Le ricordano quanto la vita sia fugace. Spezzano in lei la noia che prova dando tutto per scontato. Mettono a tacere i dubbi del futuro prossimo, ma anche quelli del tempo che un attimo fa sembrava futuro, e che adesso è già il passato. E in un attimo realizza che non è lei a decidere quanto sarà lunga la sua vita. Esce dalla routine.
Le è accaduto con l’ultima caduta. Le cadute, per la brocca, non sono una novità.
Spesso fa capitomboli. Da che ha memoria. Sicuramente fra le cause c’è una spiccata disattenzione che caratterizza la brocca, la forza di gravità e un amore che per lei provano terreni, suoli e pavimentazioni. Ma anche, e soprattutto, la Fshd, Distrofia Muscolare Facio Scapolo Omerale. Per via di questa patologia, la brocca ha una debolezza alle gambe, che può portarla a cadere. Sulle sue gambe c’è una cartina geografica che illustra molte sue cadute. Cicatrici che sono territori, con tanto di confini. E come ogni territorio, conservano la memoria di usanze e tradizioni.
Quelle più remote raccontano cadute con graffi, sbucciature, e croste. Fatte in un tempo in cui la brocca riusciva a rimettersi in piedi in un attimo e la vergogna era un sentimento vago. Sostituita di gran lunga da suo opposto. Quella sfacciataggine che solo la gioventù, per i più, conosce.
Al tempo di quelle cadute la brocca era convinta di molte cose. Che sarebbe rimasta per sempre giovane. Che cadendo si sarebbe sempre rialzata e la malattia non sarebbe progredita.
Le cicatrici più prossime, nella geografia delle gambe e del cuore della brocca, sono anche quelle con la storia più acerba. Raccontano una seconda gioventù. Quella dopo i trent’anni, che ha visto ribaltarsi tutte le certezze acquisite in precedenza. Cadendo, la brocca ha ora difficoltà a rialzarsi. Sopraggiunge la vergogna. La certezza che cadere non è più una ferita da disinfettare. Ma un avvenimento che andava a inficiare il valore che la brocca dava a se stessa. La portava a disprezzarsi e a disprezzare le persone che la aiutavano a rialzarsi, sia in senso fisico che in senso metaforico.
Le cicatrici di oggi parlano invece della brocca adulta. L’età che è arrivata senza che questi anni difficili, fatti di un mondo che rotola sempre più in basso, le abbiano concesso di salutare la giovinezza. In questo tempo, la vergogna e la frustrazione si sono temprati. Il balsamo delle esperienze li ha ammorbiditi, così la brocca può pettinarli e scioglierne i nodi.
L’ultima caduta fa parte di questa nuova fase. Non più vergogna, ma consapevolezza dell’incertezza.
Era sabato sera, dopo piscina. La brocca era in casa, con lei c’era solo il gatto Gigi. Aveva appena lavato e asciugate le scatole del sushi preso da asporto, come al solito in quantità eccessiva. Dalla cucina doveva tornare in salotto, dove le mancavano gli ultimi venti minuti di Taron e la pentola magica (la brocca ha in corso un ripasso di tutti i cartoni animati della sua infanzia). Dopodiché sarebbe andata a letto.
Ricorda solo che fosse indecisa se mettere o meno i croccantini a Gigi. Non stava camminando, non è inciampata. Eppure, è caduta all’indietro, da ferma. Sbattendo forte la testa. La sensazione di formicolio insistente che è arrivata dopo l’ha spaventata. Ricorda di aver urlato “Che cosa mi sta succedendo?”, temendo qualcosa di brutto, soprattutto sapendo che i felini, per quanto amorevoli, sono un po’ a corto di regole di primo soccorso.
La brocca sarebbe stata in grado di chiedere aiuto? Se avesse perso conoscenza, sarebbero venuti in tempo per soccorrerla? Ad ampliare le paure il fatto che, alzando la testa, aveva notato che per terra c’era del sangue.
L’ultima volta che la brocca si era spaventata così tanto era stata due anni prima. Quando le hanno tolto parte della tiroide in anestesia locale e, a inizio intervento, aveva sentito nettamente la sensazione di un taglio alla gola.
Nonostante la paura e la forte botta presa la brocca è riuscita a rialzarsi, sedersi sul divano e prendere il telefono. I genitori le abitano di fronte e sono arrivarti subito. I sintomi non erano tali da andare al pronto soccorso, ma la brocca è rimasta in ansia per una settimana, come in uno stato di sogno perpetuo. Cercando di non pensare al fatto che sarebbe potuta andare peggio. Al bernoccolo stratosferico che aveva in testa. Ai capelli tagliati per disinfettare la ferita. Al sangue sul pavimento, che sembrava ancora lì nonostante fosse stato pulito.
Ora la brocca pensa che per la prima volta è caduta senza provare vergogna o senso di svilimento. La paura ha spazzato via questi sentimenti e ridisegnato la geografia delle sue cicatrici. Adesso sono una terra che conosce i suoi confini, la sua finitezza.
Questo le permette di abbracciare le sue radici, proprio perché possono spezzarsi. È questo che le rende vive.
L’ho già detto, ma lo ripeto: Diario di una Brocca è la serie che amo di più. Riesci a raccontarti in modo incredibile, scegli le parole giuste e mi fai provare le tue stesse sensazioni. Il formicolio, la paura, l’angoscia, tutto scritto sempre in modo semplice, disinvolto nonostante l’argomento. Sei fenomenale e non solo perché alla fine ti rialzi sempre. Grazie della bella lettura 🙂
Grazie di queste parole, soprattutto perché dette con l’affetto di un’amica!