Diario di una Brocca: Dickens e bicchieri mezzi pieni

Il mio Natale e il mio 2025
Diario di una Brocca: Dickens e bicchieri mezzi pieni

Diario di una Brocca: Dickens e bicchieri mezzi pieni

Incartare, attaccare e scrivere i biglietti. Il cuore rivolto al passato ma che si àncora al presente. Ricordarsi che la vita accade non in questi giorni. Il malessere legato al fatto che abbiamo dipinto e vorremmo il Natale e, in generale, il periodo delle feste come perfetti e staccati dal resto, eppure il resto bussa alle nostre porte, ci guarda dagli specchi e dalle finestre.

La vicina di casa dice che come fa lei l’insalata russa, nessun altro. Ci si scambia biglietti d’auguri, ma anche biglietti di malauguri. All’ingresso del palazzo un biglietto accusa un inquilino di aver sporcato il pianerottolo. L’interessato risponde sul biglietto scrivendo un insulto.

Ripenso a un paio di settimane fa; ero ad Arezzo e la ruota panoramica, illuminata di rosso e avvolta nella nebbia, stonava con le bancarelle e la gente che affollava le vie del centro. Come un fantasma che guardava dall’alto una felicità finta. Mi sono sentita come se un Demagorgon stesse per attaccarci. Forse ho guardato un po’ troppo Stranger Things, o forse è questo l’effetto che mi fa la finzione delle feste: di minaccia.

Qualche giorno fa, invece, guardavo foglie dorate accanto ai rifiuti e ai monopattini in sharing buttati qua e la, sulla pista ciclabile dietro casa, dove i gatti ti parlano di libertà senza guardarti in faccia. Ho pensato all’anno che si apre e al fatto che dopo una serie di giorni di ferie avrei dovuto sentirmi carica, riposata. Invece l’unico desiderio che ho, come ogni inizio anno, è di andare in letargo e risvegliarmi direttamente in primavera.

A gennaio, complice la fine del periodo dell’anno che preferisco, mi sento disadorna, ma poi distrattamente poso la mano sul collo mentre qualcuno mi porge una collana da indossare, che mi ravviva.

Il 2025 mi ha insegnato ad accogliere la stanchezza senza contrastarla, assieme a tutti i sentimenti che suscita. Ho levigato le mie aspettative, dandogli una forma anche grazie ai vari integratori che prendo. Nuotando letteralmente in una vasca di insicurezze, ma guadagnando ad ogni nuotata dei metri in più.

Il bicchiere mezzo pieno. Che si riempie guardando agli altri e sentendoli come parte di un’unica entità con me.

Nel 1843 Charles Dickens ridisegna il Natale con la prima di cinque storie a tema, entrata nel nostro immaginario collettivo. In “A Christmas Carol” l’avaro ed egocentrico Ebenezer Scrooge si ritrova, dopo un viaggio di redenzione, nell’immagine degli altri. Ascoltare l’audiolibro di “Il canto di Natale”, dopo anni dalla prima lettura, ha sciolto la mia stanchezza e la nebbia nella mia testa è svanita.

Guardo le foglie dorate, i monopattini lasciati al ciglio della strada e i rifiuti, penso che le foglie abbiano letto Dickens, chi ha usato i monopattini o portato i rifiuti, buttandoli alla bell’e buona no.

Ma magari un giorno lo leggeranno, seguendo l’esempio delle foglie.

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